Museo della Ceramica della Tuscia
Museo della Ceramica della Tuscia
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Il Medioevo Sec (XII - XIV)

La sezione maggiormente rappresentativa dell’antica attività dei vasai viterbesi e alto laziali è quella della ceramica medievale. Tra le classi più significative si pone la CERAMICA ACROMA DEPURATA da mensa, databile ai secc. XII-XIII. Questa tipologia è contraddistinta da una netta prevalenza di forme chiuse destinate alla tavola domestica, nelle quali si evidenzia l’uso di un’argilla plastica che rende l’oggetto impermeabile. Ampiamente attestata è la brocca con orlo sottile su cui si impostano le anse a nastro, raccordate al vaso nel punto di massima espansione della pancia. Il beccuccio, addossato all’orlo, è a ‘mandorla’ leggermente schiacciato, il corpo globulare, in alcuni casi rifinito a coltello, il fondo piano.

In ambito viterbese si riscontra la diffusione della cosiddetta ‘panata’, ossia una piccola brocca in cui si ammollava il pane secco, condito con erbe e spezie. Questa forma è menzionata in modo specifico negli Statuti cittadini del 1251, che disciplinavano in quattro rubriche l’attività e la vita dei ‘figuli’ (vasai) all’interno della comunità. In esse si prescrive che i figuli continuino a produrre la forma così come era stata fatta nel passato, cioè con due manici. Le due anse contrapposte sono un elemento che contraddistingue la produzione viterbese da quella degli altri centri altolaziali.

Alla prima metà del secolo XIII appartiene il boccale con invetriatura monocroma di colore verde, ossia un rivestimento colorato dato dall’ossido di rame unito alla silice e all’ossido di piombo, che copre il supporto in terracotta. Questo tipo di ceramica è presente nel mondo islamico già dall’VIII secolo, da dove si diffonde in Africa settentrionale, in Sicilia (fine XI-inizi XII) e poi nell’Italia meridionale e nel Lazio, in particolare a Roma nella I metà del secolo XIII, dove la produzione locale presenta inizialmente un repertorio morfologico limitato al boccale a beccuccio espanso.

Di seguito è esposta la classe della CERAMICA LAZIALE (I metà sec. XIII - metà sec. XIV) che, secondo recenti studi* comprende al suo interno materiali sia invetriati che smaltati che hanno in comune caratteristiche morfologiche e decorative. L’analisi dei manufatti in TERRACOTTA DIPINTA SOTTO VETRINA e SMALTATI presenti in collezione, da collocare nel pieno XIII secolo, fa emergere l’ampia varietà di forme prodotte nell’Alto Lazio, come il boccale con corpo ovoidale, ansa a nastro complanare all’orlo e beccuccio a ‘mandorla’, il boccale a lungo collo svasato e bocca trilobata, la truffetta, la ciotola con corpo carenato, la tazza con uno e due manici. Interessante inoltre un esemplare di albarello di piccole di dimensioni, decorato con un motivo ad archetti intrecciati su due registri.

La tecnica dell’invetriatura rende evidente l’esigenza avvertita dai vasai di dare una veste decorativa (pittorica) alla forma nuda, utilizzando i colori bruno manganese e verde ramina che caratterizzeranno le produzioni ceramiche per tutto il Medioevo, fino al primo quarto del XV secolo. Tale tecnica consisteva nel dipingere direttamente sul biscotto con pigmenti colorati, macinati e disciolti in acqua, e ricoprendo la superficie con un rivestimento di vetrina trasparente. Con una seconda cottura a 850°-900° C si otteneva un oggetto lucido e impermeabile.

Il repertorio iconografico è spesso ridotto a una decorazione geometrica o floreale molto stilizzata; negli ornati più complessi compaiono motivi vegetali con tralci, foglie d’acanto e palmette, più rari i motivi araldici e zoomorfi, tra i quali spicca quello dell’uccello posto di profilo con le ali chiuse e un rametto vegetale nel becco.

Il percorso prosegue con la classe della MAIOLICA ARCAICA, che ben documenta la produzione dei vasai del viterbese dal XIII fino al XV secolo, occupando buona parte dell’esposizione.

Questa produzione si caratterizza per l’introduzione dello smalto stannifero (ottenuto cioè dall’ossido di stagno), che rappresenta una vera e propria rivoluzione poiché sbianca la superficie colorata della terracotta, sulla quale la decorazione nei colori di bruno e verde acquista un grande risalto e tonalità brillanti. Anche questa tecnica proviene dall’oriente e nella penisola approda dapprima in Sicilia e nel meridione. Un forte impulso alla sua diffusione si deve alle fiere commerciali che Federico II istituì attorno la metà del ‘200 in varie città del regno. Nel 1240 anche Viterbo ospitò per 15 giorni una fiera, che, grazie alle facilitazioni sui dazi e sulle dogane, costituì l’occasione per le maestranze viterbesi di venire in contatto con nuovi manufatti ai quali ispirarsi.

In questa fase della produzione si evidenzia un affinamento della tecnica di esecuzione delle forme, meglio tornite, dei rivestimenti e delle decorazioni. Una nuova gamma di contenitori invade il mercato; il boccale con beccuccio a ‘mandorla’ della ceramica laziale si evolve e lascia il posto a quello con il piede rilevato, il collo svasato e maggiori dimensioni del beccuccio, che nel corso del tempo andrà trasformandosi in beccuccio a ‘pellicano’. Questo tipo di boccale costituisce il punto di arrivo della secolare evoluzione del boccale con beccuccio a ‘mandorla’. Compaiono inoltre esempi di boccale con corpo appiattito nella parte centrale che è tipico dell’area romana e di Orvieto, e il boccale con alto collo svasato. Tra le forme aperte il maggiore elemento di novità consiste nel moltiplicarsi dei tipi di ciotole, catini, scodelle. Prosegue la produzione della ciotola con corpo carenato, due anse, piede a disco appena accennato e del tipo con orlo orizzontale, che trova continuità con la produzione della ceramica laziale. Si afferma la ciotola con corpo emisferico e quella carenata con la parete esterna scanalata, che avrà fortuna nella successiva maiolica policroma del XV e XVI secolo.

Spesso nelle forme chiuse come il boccale il piede non è smaltato ma semplicemente invetriato, come l’interno, a causa dell’alto costo e della difficoltà di reperimento dello stagno.

Il repertorio figurativo, realizzato con i colori bruno e verde, è costituito inizialmente da motivi vegetali e geometrici, ma successivamente si sviluppa, introducendo nuovi temi: gli stemmi araldici, che indicano le committenze delle famiglie aristocratiche locali; i soggetti legati al mondo animale e in particolare ispirati ai bestiari, con le grandi figure di pesci, uccelli favolosi, esseri mostruosi, antropomorfi; vi sono poi le ciotole con l’Agnus Dei e i simboli della Passione di Cristo, in uso nei numerosi conventi e confraternite religiose. Di notevole interesse inoltre sono i profili maschili e femminili, i ritratti di re e regine che colpiscono per il vigore espressivo e l’essenzialità del segno.

L’attività dei vasai viterbesi di questo periodo risente fortemente dell’influenza esercitata dal vicino e potente centro di Orvieto, nel quale si era dato l’avvio a produzioni di grande qualità, dalle inconfondibili caratteristiche dei fondi a «retino» per le campiture e delle applicazioni plastiche a rilievo, cioè decorazioni antropomorfe, animali o a forma di pigna applicate sull’oggetto ormai tornito.

Immagine: PANATA

Vaso con orlo indistinto, collo tronco conico, corpo globulare, fondo piano apodo. Beccuccio...

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Immagine: BOCCALE

Vaso con orlo indistinto, collo tronco conico, corpo globulare rifinito a coltello nella parte...

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Immagine: BOCCALE

Vaso con orlo indistinto, collo tronco conico distinto dalla spalla, corpo...

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Immagine: BOCCALE

Boccale con orlo indistinto, collo tronco conico poco distinto dal corpo...

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Immagine: TAZZA

Tazza con orlo arrotondato,  leggermente estroflesso, bocca trilobata,...

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Immagine: CIOTOLA

Ciotola con orlo indistinto, parete verticale con carenatura evidente sia...

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Immagine: ALBARELLO

Albarello piccolo, con orlo a fascia, corpo cilindrico rastremato al centro e al...

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Immagine: CIOTOLA

Ciotola con orlo arrotondato, leggermente introflesso, parete svasata con...

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