Primo Rinascimento SEC (XV)
Il secolo XV segna un momento evolutivo di grande importanza nell’ambito delle produzioni viterbesi, che vedono un’espansione dell’orizzonte locale grazie al confronto con i centri ceramici dell’Italia centro settentrionale e all’arrivo di maestranze e prodotti provenienti dalle botteghe della penisola.
I pezzi presenti in questa sezione mostrano l’introduzione di elementi innovativi all’inizio del ‘400, come l’utilizzo del manganese non solo per i contorni ma anche per le campiture del disegno, e del giallo antimonio per arricchire con piccoli tocchi isolati la veste cromatica della decorazione.
L’evento maggiormente significativo è l’affermarsi della preziosa produzione della zaffera a rilievo, sviluppatasi qualche tempo prima nelle aree fiorentino-senese e romagnola.
Con questa tecnica si realizzano pregiati decori in azzurro dal corposo colore a rilievo che conferisce una straordinaria eleganza ai manufatti. Intorno al tema iconografico centrale, generalmente animali e figurazioni antropozoomorfe e vegetali, si dispongono gli elementi decorativi peculiari del repertorio della scuola, come la foglia di quercia, i serti floreali, i denti di lupo , i labelli, i goccioloni.
La zaffera viterbese si distingue per l’intenso colore blu scuro, dai riflessi vetrosi e dal rilievo accentuato, per il disegno tracciato in forte manganese e per il fondo bianco-perlaceo dello smalto stannifero. Le forme più frequentemente impiegate sono le tazze con corpo tronco-conico e i boccali con corpo ovoidale e bocca rotonda o trilobata. Dal punto di vista cronologico con tutta probabilità la produzione della zaffera a Viterbo non ha superato la metà del secolo XV.
La precede una fase di sperimentazione della tecnica da parte dei vasai viterbesi che dovevano acquisire una pratica sufficiente nella realizzazione dei decori con il ricercato e costoso ossido di cobalto; fase contraddistinta dal consueto uso del manganese per il disegno e del verde ramina per le campiture, il quale tuttavia con il passare del tempo diventerà sempre più intenso e corposo, tale da conferire ai decori un vigore e un’intensità cromatici prima sconosciuti. Per questa ragione alla produzione è stato assegnato il nome di famiglia verde a rilievo.
La seconda metà del secolo XV è caratterizzata dall’affermazione della monocromia del blu e delle produzioni policrome ispirate al vasto repertorio della ceramica italiana. Il fenomeno è legato in buona sostanza all’arrivo in città di nuove maestranze, favorito dalle norme dello Statuto del 1469 che miravano al ripopolamento della città duramente colpita da ricorrenti pestilenze (1400,1448,1462). Le ricerche d’archivio hanno infatti confermato la presenza di maestranze di varia provenienza; si ha notizia ad esempio di un Giovanni d’Arezzo (1438), di Vincenzo e il fratello, lombardi (1470), Giacomo di Giovanni da Carpi e Rosio di Simone da Tercheta (Trecate Novara, 1488).
Testimonianze particolarmente significative di questa fase si riscontrano non solo nei pezzi presenti in collezione, ma in alcune realizzazioni sparse in città, come i due pavimenti in maiolica della Cappella Mazzatosta nella chiesa di Santa Maria della Verità (1469/71) e di Santa Maria della Peste (1494).
Tra i manufatti esposti in questa sezione di particolare rilievo sono i due boccali con ritratti di gentildonna e nobiluomo (s. 108/109), che si distinguono per l’eleganza e la ricercatezza della costruzione delle figure poste di profilo e abbigliate alla moda del tempo. In essi si nota l’elemento innovativo della sigla posta alla base e sull’ansa che contraddistingue il vasaio esecutore dell’oggetto. Da segnalare sono poi il grande orcio con lo stemma di Martino V Colonna (s. 83) e la ciotola con il busto del pontefice Callisto III Borgia (s. 117), che indicano la presenza di una committenza di alto prestigio nel panorama locale.
Infine ricordiamo la ciotola con la scritta AVE (s. 118), singolare per la presenza di un decoro a lustro di matrice ispanica (area di Manises,) eseguito in una fase successiva a quella della prima stesura decorativa in maiolica, che sembra far assistere a un iniziale tentativo di lustratura metallica in area alto laziale (Luzi 2005).
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